Sabato una strada di Pontedecimo sarà intitolata a Luigi Ghiglione, promotore del Giro dell’Appennino
L’appuntamento è all’incrocio davanti all’Ospedale Gallino tra ponte Dellepiane, via Pieve di Cadore e via Ricreatorio. La via in oggetto sarà il nuovo tratto di strada tra l’’incrocio stesso e via Poggi, dalla piscina
Sabato prossimo 6 aprile alle 9.30 a Pontedecimo verrà intitolata una via a Luigi Ghiglione, “Via Luigi Ghiglione presidente dell’U.S. Pontedecimo promotore del Giro dell’Appennino”.
Ghiglione fu un eccellente ciclista negli anni ’20, capace di scalare la Bocchetta in 27’ con bici top di gamma da 13,5 kg e 46:19 di rapporto, i Giovi dal dazio, dove ci sono ora le strisce pedonali a nord del capolinea, in 25’, tempi impressionanti, viste anche le strade sterrate; sono buoni tempi anche adesso con bici nettamente più performanti e strade scorrevoli. Promosse il ciclismo giovanile e fu un ottimo tecnico capace di portare a Pontedecimo un titolo italiano di ciclocross nel 1955 e un terzo posto nel 1956 più varie maglie azzurre con Mario Aldo Rossi, un ottimo atleta come Sergio Ferrando al professionismo e a conquistare con Elio Magnanego, Valerio Chiarlone e altri atleti fior di vittorie in giro per l’Italia.
Il suo fiore all’occhiello è il Circuito dell’Appennino, divenuto poi Giro nel 1955. Luigin diede vita alla sua creatura nel 1934 e lo portò per mano fino al 1981, anno in cui si dimise da presidente, in perfetta forma fisica e mentale, per ritornare un semplice socio.Uomo fiero e orgoglioso non voleva trascinarsi sul viale del tramonto ma andarsene in piena efficienza. Questo fece ed è ciò che fanno i grandi campioni. Pressoché tutti i più grandi campioni hanno calpestato le nostre strade, quelle del suo “Appennino” e la “sua” Bocchetta tra cui Coppi, Bartali, Magni, Baldini, Gaul, Bahamontes, Martini, Zilioli, Dancelli, Gimondi, Motta, Battaglin,Moser, Saronni, Baronchelli, Bugno, Chiappucci, Fondriest,Indurain, Froome, Colbrelli. Dal 1994 su proposta del genero Fiorenzo Rapetti e dei nipoti Maura e Fulvio è stato istituito il trofeo a memoria sua e della figlia Osvalda che lavorò a suo fianco nell’ombra per decenni alla realizzazione dell’ “Appennino”.
Il trofeo è stato appannaggio dei più grandi scalatori al mondo, tra questi Berzin, Tonkov, Pantani, Simoni, Cunego, Pozzovivo, Nibali. Il Giro dell’Appennino detiene inoltre un record mondiale con Giambattista Baronchelli, “Mister Appennino” vincitore di una classica sullo stesso percorso per sei volte consecutive, dal 1977 al 1982.
Tutti i campioni vennero all’Appennino senza un ingaggio perché la filosofia di Ghiglione era che la gara è ricca, ci sono tanti premi ma guadagna chi “fa la corsa”, chi combatte si porta a casa tanti traguardi volanti, e tanti soldi. “Cosa me ne faccio di avere, dietro compenso, un asso che magari si ritira ai piedi della Bocchetta o che corre senza ambizioni ma per giustificare l’ingaggio?” Rispettava il professionista che giustamente correva nei circuiti ad ingaggio perché era il suo lavoro ma chiedeva anche rispetto per la sua creatura. Questo era Luigin, grinta in bici e nella vita, “strénzi i denti”, stringi i denti e combatti. E’ stato per 47 anni un ambasciatore della Genova sportiva nel mondo e la sua eredità è stata raccolta e portata avanti alla perfezione dai suoi successori, fino ad arrivare alla U.S. Pontedecimo odierna. Non era facile un tempo organizzare da volontari, “dilettanti” come diceva Ghiglione, non è facile ora, ci sono stati momenti anche recenti durissimi ma grazie al lavoro e alla passione encomiabile dei soci questa magnifica gara è andata avanti fino ad oggi e bene.
La sue caratteristiche di presidente e organizzatore erano la passione, la tenacia, la competenza e la cura estrema dei dettagli e della sicurezza, non un’uscita da strade private sfuggiva alla sua squadra di motociclisti e, letteralmente, neanche un granello di ghiaia a terra; diceva che l’organizzazione del Giro dell’Appennino durava 364 giorni, dall’indomani della conclusione fino all’edizione successiva.
Fu pure un pioniere della sicurezza stradale, passiva e attiva, non solo nel momento della gara ma anche nei comportamenti virtuosi in bici a cui educava pedalatori e ciclisti agonisti, sia i suoi atleti, sia i professionisti, che invitava sempre e comunque ed educava a prestare attenzione al loro comportamento su strada.
L’otto maggio 1960 L’U.S. Pontedecimo, prima in Italia, fece erigere un cippo sulla Bocchetta al Campionissimo Fausto Coppi;dal 20 giugno 1987 Luigin siede a fianco del suo caro amico Fausto sul passo della Bocchetta con questa dedica scritta sul cippo: “Qui posero coloro che ne apprezzarono le virtù civili e sportive”. Sportive è stato detto, civili perché fu attivo nel contrastare la dittatura fascista e l’invasione nazista al punto di sfuggire per un pelo con la famiglia dall’essere trucidato dagli stessi che avevano posto il veto di recuperare i corpi dei partigiani da loro sterminati il giovedì di Pasqua del 1944 e lasciati volutamente allo scempio degli animali. Lui non solo andò a recuperarli con altri ma da bravo falegname fece in soli tre giorni le bare smontabili portate poi a dorso di mulo a Passo Mezzano e alla Benedicta. L’affronto al regime fu troppo grande per un uomo già nel mirino per il suo continuo boicottaggio e la sua palese opposizione e fu cercato per far fare a lui, moglie, figlia e figlio la stessa fine dei ragazzi barbaramente uccisi i giorni precedenti. Cercato ma non trovato.
Per la sua attività sportiva, pur schivo, tra i numerosi riconoscimenti gli vennero assegnati i più prestigiosi quali Cavaliere (1964), Cavaliere Ufficiale (1971), Stella d’Oro al merito sportivo del CONI Nazionale (1979), Commendatore della Repubblica Italiana (1981), questi ultimi due molto rari da trovare attribuiti ad una sola persona. Uno dei tanti riconoscimenti in ambito professionale fu L’Aquila di diamante – Maestro del Commercio nel 1982 per i suoi sessantuno anni di attività commerciale, falegname e mobiliere.
Di questo ultimo e prestigioso riconoscimento – Via Luigi Ghiglione – colpisce anche e con piacere che coloro che si sonoattivati e dati tanto da fare lo hanno conosciuto di fama ma non di persona e una buona parte o non erano nati alla data della sua dipartita, nel 1986, oppure erano molto piccoli. Evidentemente se il ricordo è ancora così vivo dopo 38 anni significa che Luigin ha lasciato un segno profondo e positivo.
Il nipote Fulvio Rapetti con la sorella Maura e i cugini Sandra, Roberto, Simona ed Helga Ghiglione e le loro famiglie desiderano ringraziare di cuore tutte le persone che a vario titolo hanno lavorato a questo prestigioso riconoscimento. L’azione, partita dai cittadini e portata avanti in modo bipartisan dalle istituzioni è stata molto apprezzabile e ben conoscendo Luiginsarebbe stato ben felice di vedere oltre che una via a suo nome anche questa capacità di collaborazione senza distinzione alcuna di colore e di funzioni.
Didascalie foto:
In copertina – GdA 1976: Luigin, condottiero dell’”Appennino” su una delle tante ammiraglie, a due terzi del passo della Bocchetta al seguito del fuggitivo Giovanni Battaglin, già vincitore nel 1974. Verrà raggiunto da Francesco Moser ai Molini di Voltaggio e battuto a Pontedecimo in volata.
Luigi Ghiglione, eccellente scalatore, percorreva i Giovi dal dazio di Pontedecimo in 25’ e la Bocchetta in 27’!
La figlia Osvalda Ghiglione in bici nella prima metà degli anni ‘40, attività inconsueta al tempo per una ragazzina; lei nei decenni lavorò a stretto contatto col papà nello scrivere un’infinità di lettere, nel correggere le bozze, nel supportarlo nell’ombra nell’enorme lavoro organizzativo. Per questo motivo il trofeo al primo transitato sul Passo della Bocchetta è dedicato a Luigin e a lei.
Giro dell’Appennino 1955: alla punzonatura del sabato Coppi chiede a Luigin rassicurazioni sulle spinte agli avversari lungo la Bocchetta promettendogli una prestazione memorabile: Luigin garantisce, Coppi mantiene.
1980: Luigin, dopo aver ricevuto la Stella d’Oro al merito sportivo dal presidente del CONI Carraro viene ricevuto al Quirinale dal Presidente Pertini, duetta con lo stesso in dialetto genovese; capiscono solo i nipoti Fulvio e Roberto, gli altri assistono divertiti e senza capire alcunché





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